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Lo stemma
del Paese è un albero di noce
da cui deriverebbe il toponimo di Novara
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Quando nel 1091 è completata la conquista della Sicilia, Ruggero I avvia
un processo di rilatinizzazione. La classe dirigente è scelta fra elementi non isolani:
normanni e francesi, ma soprattutto italiani del nord detti comunemente “
lombardi”. Che qualcuna di queste colonie lombarde si sia fermata nel territorio
novarese non vi è dubbio, poiché lo dimostrano sia il cognome “Lombardo”
appartenente a famiglie locali, sia l’idioma che a detta di alcuni storici, fra i
quali Vito Amico, si manterrebbe, anche se corrotto, nell’attuale dialetto. Inoltre
Michele Amari, nell’elencare “una trentina di nomi di comuni, che si riscontrano
consimili in terraferma”, cita in una nota il nome di Novara accanto alla Novara di
Piemonte. |
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Di Pietro afferma che alla venuta dei lombardi il paese avesse “già
gettate le fondamenta” e che a partire da questo momento comincia ad ampliarsi.
Crediamo, al contrario, che i lombardi, che agli inizi del XII secolo penetrarono fino nel
territorio novarese, lo trovarono scarsamente
abitato e fortemente impoverito dalla guerra sopportata. D’altra parte ciò è
dimostrato dal fatto che questi nuovi venuti altro non erano che dei colonizzatori, i cui
ceti inferiori si occuparono di assestare una agricoltura in decadenza, dopo le lotte di
conquista. I ceti superiori lombardi composero, da parte loro, le fila della nuova
amministrazione normanna. |
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Ruggero II “sia perché voleva espiare i passati errori,
sia per secondare l’impulso del suo cuore magnanimo, iniziò la costruzione di una serie di monasteri e di chiese”. Così riportano gli storici locali.
In effetti lo scopo di Ruggero II era nel contempo religioso e politico, poiché queste
nuove fondazioni, servivano a colonizzare e a ripopolare i territori dopo gli esodi
volontari o coattivi che si erano verificati durante la compagnia di conquista e che
avevano determinato una grave depressione
demografica all’interno. Ai conventi e alle chiese donò ampi benefici, consistenti
in fattorie, boschi, cave, greggi, da sfruttare a proprio vantaggio. Ma donò anche
villani perché si occupassero della coltura delle terre da tempo abbandonate e degli
animali. |
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