Dagli scavi cominciati nel ‘50 e dai più recenti effettuati
nelle zone di Longana, di Rosmarino e soprattutto, di Tindari, si ricava la conferma delle
migrazioni avvenute intorno alla metà del XII0 secolo avanti Cristo. Queste
culture rimasero per diversi secoli incontaminate dalla colonizzazione. È questo che,
probabilmente, ha consentito alle popolazioni locali di organizzarsi in maniera autonoma,
creando centri urbani vitali ma non particolarmente estesi e potenti. Un vero e proprio
sviluppo si ebbe solo in epoca romana, allorché il territorio assunse una grande
importanza strategica.
La spinta colonizzatrice
romana si esercitò quasi esclusivamente sulla costa, creando le premesse per le civiltà
di Tindari, di Aluntium e di Apollonia. La penetrazione verso l’interno - ad opera
dei costruttori romani di navi - contribuì a far sorgere qualche villaggio, ma provocò
gravi danni alle foreste.
La decadenza dei traffici
commerciali e la pressione della pirateria mise in crisi il sistema urbano ed economico
della costa. Ne approfittarono i bizantini per favorire la penetrazione attraverso
l’interno con insediamenti a carattere religioso e architettura basiliana (San
Filippo di Fragalà, il santuario dei santi Alfio, Filadelfio e Cirino presso San
Fratello, San Nicolò del Fico a Raccuia). Una svolta fondamentale per tutta la storia
della Sicilia, in particolare per il territorio dei Nebrodi, si ebbe con la conquista
araba, iniziata nel IX0 sec. e portata rapidamente a termine anche per il
favore degli indigeni i quali furono attratti dalla illuminata politica economica degli
invasori che allentarono la pressione fiscale - che era diventata molto pesante in epoca
bizantina - e favorirono in tutti i modi la ripresa dell’agricoltura, della pesca e
del legno.
Sorsero così villaggi,
fattorie, abitazioni contadine in ogni plaga coltivabile. Si sviluppò l’allevamento
di bestiame, ma, purtroppo, anche un sistematico disboscamento per fornire di legno duro
gli arsenali navali. Alla luce di recenti ricerche sembra assai probabile che
l’origine di molti centri dei Nebrodi, come l’attuale Caronia, Galati Mamartino,
San Salvatore di Fitalia, i casali di Anzan e Lisica presso Sant’Angelo di Brolo,
risalga al periodo saraceno. Secondo un’ipotesi seducente il toponimo di Ficarra
deriverebbe dall’arabo El Fakkar, la gloriosa.
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